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A proposito del dibattito tra Barca e Bonaccini su RdC: alcune considerazioni

In seguito al dibattito, riportato dal quotidiano la Repubblica del 19 settembre 2020, tra Stefano Bonaccini e Fabrizio Barca sul Reddito di Cittadinanza pubblichiamo una riflessione per ricordare alcuni aspetti fondamentali di questa misura di contrasto alla povertà.

  

A proposito del dibattito di queste ore tra Barca e Bonaccini.

Laboratorio di ricerca e intervento in educazione familiare, Università degli Studi di Padova

20 settembre 2020

 

Forse è utile un ripasso per evitare di diffondere cattiva informazione fra i cittadini.

Cosa dice la legge a proposito?

Quale legge innanzitutto?

Il D.Lgs 147/2017 istitutivo del ReI (Reddito di Inclusione) che all’articolo 6 c.1 recita:

 

“In esito alla valutazione multidimensionale, è definito un progetto personalizzato, sottoscritto dai componenti il nucleo familiare entro venti giorni lavorativi dalla data in cui è stata effettuata l'analisi preliminare”.

 

E il D.L. 4/2019 istitutivo del RdC (Reddito di Cittadinanza), che riprendendo il D.Lgs precedente, recita:

 

“L'erogazione del beneficio è condizionata alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro da parte dei componenti il nucleo familiare maggiorenni, nelle modalità di cui al presente articolo, nonché all'adesione ad un percorso personalizzato di accompagnamento all'inserimento lavorativo e all'inclusione sociale che prevede attività al servizio della comunità, di riqualificazione professionale, di completamento degli studi, nonché altri impegni individuati dai servizi competenti finalizzati all'inserimento nel mercato del lavoro e all'inclusione sociale» (art.1). (...). Il Patto per l'inclusione sociale (...), assume le caratteristiche del progetto personalizzato (...), conseguentemente, ai fini del RdC e ad ogni altro fine, il progetto personalizzato medesimo ne assume la denominazione. Nel Patto per l'inclusione sociale sono inclusi, oltre agli interventi per l'accompagnamento all’inserimento lavorativo (...), gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà (...). Gli interventi e i servizi sociali di contrasto alla povertà sono comunque attivati, ove opportuni e richiesti, anche in favore dei beneficiari che sottoscrivono il Patto per il lavoro» (art.13). (...) Il Patto per il lavoro e il Patto per l'inclusione sociale e i sostegni in essi previsti, nonché la valutazione multidimensionale che eventualmente li precede, costituiscono livelli essenziali delle prestazioni (...) (art. 14)”.

 

Nelle Linee guida dei PaIS (Patti per l’inclusione sociale) si afferma che “la ratio della misura è che il reddito da solo non basti ad uscire dalla povertà, in quanto la mancanza di reddito spesso non è la causa della povertà, ma il suo effetto” (Ministero del lavoro e delle politiche sociali, 2019, p.18). Le cause invece possono essere diverse e, tipicamente, di natura multidimensionale. Per evitare le “trappole della povertà” è importante agire sulle cause con una progettazione personalizzata che individui bisogni e risorse di ogni nucleo familiare, predisponga interventi appropriati, lo accompagni verso l’autonomia. È un percorso in cui i servizi in rete – sociali, sociosanitari e centri per l’impiego, prioritariamente – assumono una chiara responsabilità nei confronti dei cittadini più vulnerabili e questi si impegnano - si “attivano” – all’interno di un progetto personalizzato insieme concordato. L’obiettivo è quello di garantire un beneficio economico su base nazionale, distribuito in maniera equa, ai cittadini in condizione di povertà identificati sulla base di criteri economici di tipo oggettivo, indicati dall’ISEE, costruendo, nello stesso tempo, un progetto concretamente orientato alla rimozione delle condizioni che sono alla radice della

situazione di povertà. È inoltre opportuno ricordare che il nostro Paese, dopo la Grecia, è stato l’ultimo Stato membro dell’UE a dotarsi di misure e politiche di contrasto alla povertà.

 

Poiché «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana» è un principio fondamentale della nostra democrazia, l’intento è quello di costruire percorsi di cittadinanza e di inclusione attiva piuttosto che di mera assistenza, tramite una strategia partecipata e progettuale per avviarsi, come comunità nazionale, verso un reale punto di svolta nella lotta alla povertà e all’esclusione sociale. La via indicata per realizzare questo obiettivo è l’ingaggio (engagement in inglese e francese significa impegno reciproco, coinvolgimento razionale ed emotivo delle persone volto al raggiungimento di un risultato) per l’attivazione comune delle famiglie, dei servizi sociali, dei servizi per l’impiego e dei cittadini, anche grazie ai soggetti del Terzo settore, sulla base di un patto che accompagni il nucleo familiare verso l’autonomia, tramite azioni di supporto all’integrazione lavorativa, sociale e/o civica, come anche alla dimensione della genitorialità nel caso di nuclei con figli minori.

 

L’orientamento su cui questa norma fa perno è quello della giustizia sociale, dei diritti umani e dei diritti dei bambini: l’azione sulla povertà da parte del sistema di welfare è intesa come dovere delle diverse articolazioni dello Stato in risposta a un diritto delle persone che si genera non da mancanze o, peggio, da colpe dei singoli, ma soprattutto da carenze organiche ai sistemi sociali che generano disuguaglianze e tutta la varietà dei fenomeni di esclusione sociale.

 

Quindi: non è la norma che genera assistenzialismo o, per dirla nel malo modo che è stato utilizzato, che consente di “stare sul divano”: lo Stato ha costruito la norma, i decreti attuativi, provveduto a finanziamenti più che importanti e ad assistenza tecnica, ossia a una pluralità coordinata di azioni di accompagnamento su tutto il territorio nazionale. Ora le diverse articolazioni dello Stato, in particolare Regioni, Ambiti territoriali e Comuni, hanno lo sfidante compito dell’implementazione. L’implementazione è dunque il nervo scoperto della questione: è quello spazio tra il dover essere e la vita dei cittadini che va riempito di azione, metodo, efficienza, competenza tecnica e amministrativa, capacità di spesa. Dopo il cosa della norma, viene il come dell’operatività.

 

É qui che è in corso di attivazione, un grande laboratorio di innovazione sociale. I risultati sono ancora embrionali e il cammino è tutto in salita, ma siamo in molti, intenti a fare quanto indicato nella norma. Ricondurre questa misura di contrasto alla povertà a una distorta e parziale visione, eccessivamente sbilanciata sulla sola dimensione lavoristica o su quella legata all’erogazione del beneficio economico, rischia di rendere invisibile l’impegno dei servizi territoriali e di sminuire la portata sociale e il grande potenziale del RdC.

 

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LabRIEF - A proposito del dibattito Bonaccini-Barca su RdC
A proposito del dibattito di queste ore
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